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Fiat Barchetta

Due posti secchi, dimensioni compatte, capote rigorosamente in tela e una linea che ricorda le indimenticabili biposto da competizione degli Anni cinquanta.

Disegnata da Andra Zapatinas, la spider italiana traeva ispirazione dalle sportive biposto italiane degli Anni 50, prima tra tutte, l’elegante Ferrari 166MM del 1948. La prima cosa che balza all’occhio oggi come ieri è l’estrema compattezza del corpo vettura; meno di 4 metri in lunghezza (3,91 m), 1,64 m in larghezza e 1,27 m appena in altezza. Più corta dunque di una rivale come la Mazda MX-5 (3,95) offriva linee curve e morbide. Il frontale era caratterizzato da gruppi ottici carenati e da un’ampia presa d’aria inferiore che dona un tocco di sportività in più. Due gli elementi più originali della vettura; il profilo laterale distinto da un andamento flessuoso rimarcato anche dalla nervatura che percorreva l’intera fiancata e la fanaleria posteriore frazionata. Senza dimenticare le maniglie di apertura delle due portiere  a scomparsa, annegate nella carrozzeria, una soluzione ripresa dalle sportive degli anni cinquanta.  

Gli interni della Barchetta, a due soli posti, offrivano una plancia in monoblocco con la parte inferiore in tinta con il colore della carrozzeria. Piacevole la strumentazione analogica a tre indicatori circolari  a fondo bianco; tachimetro, contagiri centrale, entrambi a zero verticale, temperatura acqua motore e livello carburante. Molto preciso il tachimetro, con uno scarto di 3 km/h appena a una velocità di 130 km/h. Originale anche la disposizione circolare delle spie di servizio. I comandi principali erano ben disposti e facili da azionare, solo i pulsanti alzacristalli erano un po’ scomodi, visto la loro collocazione sul tunnel centrale; bello il volante sportivo a tre razze (optional in pelle a 230.000 lire), in grado di offrire un ottimo grip.

I due sedili sportivi, dalla seduta però un po’ alta, avevano  una conformazione avvolgente e potevano essere rivestiti in pelle, con un sovrapprezzo di 1.500.000 lire nel 1995. Il baule offriva infine una capacità di carico inevitabilmente esigua: 165 litri mentre la dotazione poteva essere arricchita da utili accessori come Abs, climatizzatore e air bag passeggero. Nel 2003 fu sottoposta a un lieve restyling con l’aggiunta di un’ampia griglia anteriore e di fendinebbia circolari, di un terminale di scarico cromato maggiorato e di un più discutibile terzo stop posteriore sul baule.  

La spider italiana offriva un classico schema McPherson all’anteriore e sospensioni posteriori a ruote indipendenti con bracci tirati ancorati a una traversa ausiliare. Il quattro cilindri in linea,anteriore trasversale, a 4 valvole per cilindri con variatore di fase aveva una cilindrata di 1.747 cc. Il rapporto di compressione era di 10,3:1 con una potenza massima dichiarata di 130 Cv a 6.300 giri/min con una coppia massima di 16,7 kgm a 4.300 giri/min. Al nostro banco rilevammo 130,9 Cv a 6.110 giri/min e una coppia massima di 16,9 kgm a 4.100 giri/min. La potenza era trasmessa alle due ruote anteriori tramite un classico manuale a cinque rapporti. Lo sterzo era a cremagliera con servoassistenza, l’impianto frenante si avvaleva di quattro freni a disco e di serie la Barchetta era equipaggiata con cerchi in lega 6,5J x 15” con pneumatici da 195/55. Degna di nota la capote a scomparsa, anche se tale accorgimento rendeva meno pratiche e immediate le operazioni di apertura e chiusura del tetto in tela rispetto alla soluzione tradizionale, costringendo il guidatore a scendere dall'abitacolo.    

Se 130 Cv per un 1.800 non sono certo una soglia elevatissima, non va dimenticato il fatto che dovevano contrastare appena 1.101 kg, con un rapporto peso potenza particolarmente favorevole. Il sistema di distribuzione a fasatura variabile controllato elettronicamente variava l’anticipo di apertura delle valvole in funzione del regime di rotazione e dell’angolo di apertura della valvola a farfalla.


                 

Su strada questo garantiva una maggiore disponibilità di coppia ai bassi regimi rispetto, ad esempio al 1,8 litri da 130 Cv della concorrente per eccellenza della spider italiana, la Mazda MX-5 (15.5 kgm a 5.000giri/min). Gli 8,25 sec rilevati nel classico 0-100 km/h o i 29,72 sec necessari per traguardare il km collocavano la Barchetta tra le vetture più performanti nella sua categoria. Senza dimenticare che ben poche erano le concorrenti capace di superare i 200 km/h di velocità massima (208,6 km/h rilevati in Va a 6.400 giri/min). Anche in ripresa la buona disponibilità di coppia permetteva riprese e sorpassi in tutta sicurezza; ne sono una testimonianza i 12,42 sec rilevati nel passaggio 60-100 km/h in Va.
Il passo corto (2,27 m), la buona precisione dello sterzo, e la massa contenuta facevano sentire i loro benefici sul misto, dove la spider Fiat esprimeva le sue qualità migliori. La rapidità di inserimento in curva e la capacità di passare con estrema disinvoltura da una curva all’altra erano davvero notevoli. L’estrema reattività richiedeva ovviamente una certa attenzione nei trasferimenti di carico più bruschi, dove il retrotreno tendeva a perdere aderenza in modo abbastanza evidente, richiedendo manovre di controsterzo pronte  e rapide.
Il cambio, dai rapporti correttamente spaziati e dalla leva molto corta, offriva innesti brevi  e precisi; solo l’ inserimento della retromarcia era un po’ contrastato. L’azione frenante concentrata nella parte finale della corsa richiedeva un certo periodo di assuefazione prima di avventurarsi alla ricerca del limite in staccata. Accettabili anche i consumi; 10.6 km/l in città che salivano a 11,3 km/l in autostrada.



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